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Ora, parto dicendo che non è vero che li ho letti tutti.

Due li ho ascoltati. Non so voi, ma passo fra le 5 e le 10 ore al volante ogni settimana, se ci aggiungiamo gli spostamenti sui mezzi pubblici e qualche ora (poche, ahimè) in palestra arriviamo facilmente a 40/50 ore al mese. È un sacco di tempo! Come lo so, qualcuno si chiederà.

Posso saperlo perché da qualche tempo ho iniziato a tenere traccia di come passo il mio “tempo lavorativo” tramite degli strumenti di time management. Ma di questo magari ne parliamo meglio un’altra volta.

In ogni caso, li ho ascoltati su Audible. Sono ancora nei primi 30 giorni di prova, ma penso proprio che rinnoverò l’abbonamento. È con Audible che ho ascoltato, fra automobile, mezzi pubblici e palestra, due dei tre libri di cui parliamo oggi.

Un indovino mi disse di Tiziano Terzani

Un indovino mi disse Terzani

Per tanti motivi non sono mai stato particolarmente vicino alla cultura orientale o asiatica in genere. Il mio unico e più recente contatto con l’oriente, se escludiamo qualche città che non definirei propriamente orientale come Sofia, Mosca o San Pietroburgo, è stato il Giappone, dove ho avuto la fortuna di passare una decina di giorni pochi mesi fa.

Sarà stato il viaggio, le persone vicine che mi hanno sempre parlato bene di questo libro di Tiziano Terzani e del suo personaggio, o il fatto che Audible me l’ha proposto tra i libri da ascoltare, mi sono cimentato nelle 17 ore e 38 minuti di ascolto.

Se siete stati in Asia, o se siete appassionati della loro cultura, sicuramente vi darà sensazioni nettamente diverse dalle mie. 

Per chi non lo sapesse, Un indovino mi disse narra la storia di Terzani stesso, che nel 1976 si sente predire da un indovino di Hong Kong che nel 1993 correrà il rischio di morire. L’indovino gli dice che, in particolare, Terzani dovrà evitare di prendere aerei.

Il 1993 arriva, e l’autore decide che per tutto l’anno non volerà e si muoverà per l’Asia (dove lavora per il Der Spiegel) per terra e mare (spoiler: fa bene, un elicottero con a bordo il collega chiamato per sostituirlo, cadrà).

Incontrerà personaggi di ogni tipo, e grazie alle vivide descrizioni di paesaggi, storie, leggende e personaggi sembra di esser lì con lui. Una nota a favore dell’audiolibro: la voce narrante è particolarmente adatta, avvolgente, calda, proprio come dovrebbe essere per un testo così. 

Per uno scettico come me è stata una lettura (passatemi il termine, sennò mi incastro) stuzzicante: l’autore, mai banale né prevedibile, sa che il pubblico a cui si riferisce non è istintivamente portato a credere alle strane (per noi, almeno) credenze locali di indovini e streghe che leggono il futuro nelle venature delle ossa animali, nel disporsi di sassolini o negli astri. Quindi anticipa e genuinamente condivide spesso un sano scetticismo che non stenta a condividere a chiare lettere.

Mantiene però per tutto il libro un atteggiamento di apertura, profondo rispetto e curiosità. E più si va avanti nella lettura, più chi legge fa propri questi ingredienti (che poi dovrebbero accompagnarci nella vita di tutti i giorni e soprattutto quando siamo esposti a culture nuove).

Lo consiglierei sia ai filo-asiatici (che però, con ogni probabilità, l’avranno già letto) sia a chi come me con l’Asia non ha mai avuto tanto a che fare. Potrebbe essere lo spunto per iniziare a guardare quel pezzo di mondo. Con occhi diversi.

Il milionario della porta accanto: i segreti sorprendenti della ricchezza

(Che in inglese è The Millionaire Next Door: The Surprising Secrets of America’s Wealthy)

Essendo abbastanza immune e decisamente diffidente verso tutte le minchiate tipo “10 passi per diventare ricchi ed essere felici” so che trovare libri che parlino di finanza e business in maniera interessante e sensata è complicatissimo.

Il milionario della porta accanto è uno di quelli sensati. Un classicone per anni in cima alle classifiche dei best-seller del New York Times che NON spiega come fare soldi (se cercavate questo, potete chiudere 😅). MA.

Se è vero che è un po’ datato (e a tratti si percepisce abbastanza chiaramente) e incentratissimo sulle dinamiche relative agli USA, il libro presenta un po’ di sani principi che ognuno dovrebbe adottare nelle gestione delle proprie finanze personali. Quelli come me, tipo, che fino a qualche tempo fa non riuscivo a mettere neanche 2€ nel salvadanaio.

Grazie anche a questo testo ho cambiato (non drasticamente quanto dovrei, ma insomma, un passetto per volta) le mie abitudini di risparmio.

Oltre a questo, il libro espone una serie di dati statistici molto interessanti che demoliscono gran parte degli stereotipi associati all’immagine dei milionari, che – almeno negli USA, spiega Stanley – per l’80% sono ricchi di prima generazione, che fanno in larghissima maggioranza investimenti a lungo termine, che spesso non vivono in quartieri alla moda né guidano l’ultimo modello di qualche auto di lusso.

Non ne ho conosciuti molti, ma quei pochi – italiani ed europei – che ho conosciuto, assomigliano molto a questo identikit.

Lo consiglierei a quelli che come me (sto cambiando, promesso) alla fine dell’anno non riescono mai a capire dove ca**o è andato a finire quello che hanno guadagnato (poi ci torniamo, fra un po’, su questo argomento del risparmio).

Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell’umanità.

(che in inglese è Sapiens: A Brief History of Humankind)

Sapiens da animali a dèi

Da qualche parte una volta ho letto una frase che mi ha convinto molto: meno cose sai, più dai loro importanza.

I fondamentalisti di qualunque tipo, spesso, sanno pochissime cose e ci credono talmente tanto che attuano comportamenti assurdi pur di difenderle. Che difenderle, quelle cose, è difendere la propria identità. Ecco: leggere questo libro è un ottimo modo per imparare un sacco di cose nuove e dare la giusta (un po’ meno?) importanza alle cose per cui ci scorniamo ogni giorno.

Per farlo, però, per trarre il massimo da questo libro (che andrebbe a mio avviso letto almeno un paio di volte, anche se io per ora sono rimasto alla prima), bisogna leggerlo con grande apertura mentale ed essere pronti ad accettare la relatività non solo di noi stessi e di tutto quello che sappiamo ma anche di tutto quello che succede quotidianamente nel mondo.

Il grande merito di Sapiens, per me, è mettere tutto – tutto – in prospettiva. In una prospettiva storica, biologica, scientifica, lunghissima e utilissima per capire le cose del mondo se il lettore si dimostra capace di fare lo sforzo di astrazione, dal quotidiano e dal mondano, necessario per apprezzare il titolo fino in fondo.

In questo saggio, “Sapiens: da animali a dei: breve storia dell’umanità”, l’autore ripercorre appunto la storia dell’umanità in particolare tramite le tre grandi rivoluzioni che ne hanno determinato il destino: quella cognitiva, che di fatto diede inizio alla storia umana, quella agricola e infine quella scientifica.

Harari ci spiega come oggi l’Homo Sapiens sia l’unico ancora esistente, ma come per un sacco di tempo le specie di umani che hanno vissuto contemporaneamente sul pianeta terra siano state parecchie di più.

Come tutti i saggi che nascono per il pubblico americano, a volte potrà sembrarvi che gli stessi concetti sono ripetuti fin troppe volte, ma la profondità e al tempo stesso la snellezza con cui l’autore riassume centinaia di migliaia di anni rende questo libro unico nel suo genere. Mi raccomando: non aspettatevi un “banale” libro di storia né niente di didascalico, è un testo pieno di riflessioni che l’autore fa e che inevitabilmente si faranno spazio nelle vostre teste.

Queste riflessioni genereranno domande, risposte e considerazioni: Sapiens è un librone fondamentale, molto vivace, e non a caso è spesso incluso nelle classifiche dei titoli da leggere di moltissimi personaggi, imprenditori e pensatori della nostra epoca.

Come si dice, per capire dove stiamo andando dobbiamo capire da dove veniamo. Ecco: questo libro è un gran modo per capirci qualcosa in più, di passato e di futuro.